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L’Operazione Epic Fury ha quattro giorni e i danni finanziari stanno già superando il calendario militare. I noli per le petroliere VLCC hanno toccato il massimo storico, cinque grandi assicuratori marittimi hanno ritirato le coperture war-risk dal Golfo Persico, il Brent ha superato gli 82 $ intraday prima di attestarsi vicino ai 78 $, e lo Stoxx 600 ha ceduto il 5,2% in due sedute. Lo Stretto di Hormuz non è formalmente sotto blocco navale. Ma non ce n’è bisogno.
Mettiamo da parte per un momento la tabella di marcia di quattro-cinque settimane della Casa Bianca. L’orologio che conta davvero è quello che scandisce la scadenza delle coperture P&I (Protection & Indemnity) per le navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, revocate integralmente dal 5 marzo, secondo i dati di navigazione aggregati dagli analisti che seguono la crisi. Senza copertura P&I, nessun armatore manda una petroliera attraverso lo Stretto, qualunque cosa dica una marina militare sulla sicurezza del passaggio. È il mercato assicurativo, non i Pasdaran, ad aver di fatto chiuso lo Stretto.
Cosa è successo sul campo
La campagna congiunta USA-Israele lanciata il 28 febbraio ha provocato almeno 787 vittime in Iran, secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, come riportato dal live tracker di Al Jazeera il 3 marzo. Il bilancio include la Guida Suprema Ali Khamenei, la cui moglie è stata confermata morta per le ferite riportate nel primo attacco. Sei militari statunitensi sono stati uccisi. In Israele si contano undici vittime, con ulteriori perdite segnalate negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Bahrain, secondo NBC News.
La lista degli obiettivi rivela la portata dell’operazione. Nelle ultime 24 ore, l’aeronautica israeliana ha sganciato oltre 1.200 ordigni su 24 delle 31 province iraniane, secondo Al Jazeera. L’AIEA ha confermato che l’impianto di arricchimento nucleare di Natanz ha subito danni significativi dai raid del 1° e 2 marzo, con le immagini satellitari di Vantor che corroborano la valutazione. Martedì mattina i jet israeliani hanno colpito il complesso dell’Islamic Republic of Iran Broadcasting nel centro di Teheran e danneggiato il Palazzo del Golestan, patrimonio UNESCO. L’Assemblea degli Esperti è stata bombardata mentre era in sessione per eleggere il successore di Khamenei.
L’Iran non ha incassato passivamente. I Pasdaran hanno attaccato 27 basi che ospitano truppe statunitensi in tutta la regione, colpito obiettivi militari israeliani a Tel Aviv e lanciato due droni contro l’ambasciata USA a Riad lunedì, secondo le autorità saudite via CNBC. Il Qatar ha interrotto la produzione di GNL dopo che i droni hanno colpito impianti chiave. Le difese aeree del Kuwait hanno intercettato diversi missili balistici alla base aerea di Ali al-Salem, anche se tre caccia statunitensi sono stati abbattuti per errore dalle forze kuwaitiane — tutti gli equipaggi sono sopravvissuti, secondo NBC Washington. La Giordania ha intercettato 49 droni e missili balistici nel proprio spazio aereo.
Il conto dei mercati
Ed è qui che la faccenda diventa costosa per tutti, non solo per i belligeranti.
Il nolo di riferimento per le Very Large Crude Carriers che trasportano 2 milioni di barili dal Medio Oriente alla Cina ha toccato lunedì i 423.736 $ al giorno, un record assoluto, secondo i dati LSEG citati da CNBC. Si tratta di un balzo del 94% rispetto alla chiusura di venerdì. Cinque grandi assicuratori war-risk marittimi hanno ritirato la copertura dal Golfo Persico in meno di 48 ore: l’American Club, le norvegesi Gard e Skuld, la britannica NorthStandard e il London P&I Club. Senza assicurazione, le petroliere non si muovono. Punto.
CMA CGM ha imposto lunedì un Emergency Conflict Surcharge: 2.000 $ per container da 20 piedi, 3.000 $ per quelli da 40 piedi, 4.000 $ per unità refrigerate. Il sovrapprezzo si applica al cargo in entrata e in uscita da Iraq, stati del Golfo, Giordania, Egitto, Gibuti, Sudan, Eritrea e Yemen, secondo The National. Maersk ha sospeso l’accettazione di tutte le merci speciali da e per gli Emirati. Hapag-Lloyd ha seguito con propri supplementi. Circa 150 petroliere e gasiere GNL hanno gettato l’ancora nelle acque aperte del Golfo senza una destinazione, secondo le stime di tracciamento navale di Reuters riportate da Al Jazeera.
Il Brent ha aperto la settimana con un rally del 13%, toccando gli 82,37 $ prima che le prese di profitto lo riportassero in area 78 $, secondo i dati di Investing.com. Martedì oscillava fra 76 e 82 $, con la fascia intraday più ampia degli ultimi anni. Il rialzo che aveva portato il Brent oltre i 71 $ con l’ultimatum iniziale di Trump all’Iran appare ora come un semplice antipasto. Barclays ha comunicato ai clienti sabato che il Brent potrebbe raggiungere i 100 $ se la situazione di sicurezza dovesse degenerare ulteriormente. UBS si è spinta oltre, indicando 120 $ in uno scenario di grave interruzione delle forniture. Natasha Kaneva di JPMorgan ha avvertito che una guerra prolungata oltre le tre settimane esaurirebbe la capacità di stoccaggio del Golfo, con i barili accumulati senza rotte di esportazione, costringendo a chiudere la produzione.
I listini europei hanno assorbito lo shock nell’arco di entrambe le sedute. Lo Stoxx 600 ha perso l’1,7% lunedì, per poi estendere le perdite al 3,5% entro martedì tarda mattinata, secondo Bloomberg. Il DAX ha ceduto il 4,1%, l’Euro Stoxx 50 il 3,8%. Banche, assicurazioni e titoli minerari hanno guidato il selloff. Persino i titoli della difesa, chiusi in verde lunedì, sono scivolati in territorio negativo martedì. I futures sul gas naturale europeo sono schizzati di oltre il 40% dopo che lo stop produttivo del Qatar si è sommato alla stretta energetica che l’Europa stava già subendo per la coincidenza tra il bando al GNL russo e la chiusura di Hormuz.
La reazione di Wall Street è stata relativamente contenuta. Il Dow Jones ha perso 600 punti intraday lunedì prima di chiudere con un calo di appena 73, e l’S&P 500 ha terminato sostanzialmente invariato, secondo NPR. Ma i consumatori americani ne sentiranno presto gli effetti. Patrick De Haan di GasBuddy ha segnalato che il prezzo medio nazionale della benzina è salito di 12 centesimi lunedì, il maggior rialzo giornaliero degli ultimi quattro anni. La sua stima prevede ulteriori 10-30 centesimi per gallone nei prossimi giorni, con picchi fino a 85 centesimi in singole stazioni di servizio.
I segnali politici
Non si intravede alcuna via d’uscita. Non ancora.
Trump ha dichiarato alla CNN che la “grande ondata” dell’attacco statunitense non è ancora arrivata — un messaggio ribadito da Rubio al Campidoglio, che ha promesso una fase successiva “ancora più punitiva”. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha assicurato che la guerra non sarà “infinita” e che il cambio di regime non è l’obiettivo, affermazione che stride con il videomessaggio dello stesso Trump del 28 febbraio, in cui esortava i membri dei Pasdaran ad arrendersi e invitava gli iraniani a “prendere il controllo del vostro governo”. Netanyahu, intervistato da Fox News, ha inquadrato l’intera campagna come un’operazione destinata a portare la democrazia in Iran.
Il leader della minoranza al Senato Schumer è stato diretto dopo un briefing riservato con Rubio, dichiarando ai giornalisti che l’incontro aveva sollevato più domande di quante ne avesse risolte, secondo CNBC. Il Dipartimento di Stato ha esortato lunedì i cittadini americani presenti in oltre una dozzina di Paesi mediorientali a partire immediatamente. Oltre un milione di viaggiatori sono intrappolati nel caos dei trasporti, con altri 1.900 voli cancellati nel solo martedì, secondo la società di dati aeronautici Cirium, come riportato da CNBC.
L’OPEC+ ha deciso domenica un modesto aumento della produzione di 206.000 barili al giorno a partire da aprile, secondo il Christian Science Monitor. Un gesto che non scalfirà il deficit di offerta se Hormuz resta chiuso. L’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita, la principale opzione alternativa, dispone di circa 2,4 milioni di barili al giorno di capacità residua, secondo un’analisi pre-bellica del CSIS. Una cifra che copre meno della metà delle esportazioni saudite, per non parlare dei circa 14 milioni di barili al giorno che transitavano nello Stretto nel 2025, secondo Kpler.
Cosa monitorare sui mercati
Tre fattori, tutti di natura binaria. Primo: la scadenza assicurativa P&I del 5 marzo. Se le coperture non vengono ripristinate, la chiusura de facto diventa strutturale anziché tattica, e i modelli di pricing che tutti stanno usando per Brent, TTF e noli container saltano. Secondo: la situazione Houthi. The National ha riportato che la milizia yemenita si prepara a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb. Significherebbe due dei tre principali colli di bottiglia energetici mondiali bloccati contemporaneamente. Terzo: gli obiettivi della ritorsione iraniana. Finora Teheran ha colpito basi militari e ambasciate. Se dovesse passare alle infrastrutture energetiche saudite o emiratine, il Brent non si fermerà a 100 $. Francisco Blanch di Bank of America ha dichiarato a CNBC che una risposta intransigente dell’Iran contro gli impianti energetici dei Paesi vicini potrebbe spingere il gas naturale europeo oltre i 60 euro per megawattora.
A quattro giorni dall’inizio, il mercato sta ancora prezzando una guerra breve. La Casa Bianca parla di quattro-cinque settimane. Queste due ipotesi non possono essere entrambe corrette.